mercoledì 1 agosto 2012

Per una presentazione

di Leo Ferré

La poesia moderna non canta più... striscia.
Però ha il privilegio della distinzione non frequenta le parole malfamate, anzi le ignora
Si prendono le cose con le pinze: a "mestruale" si preferisce "periodico",, e si ripetono termini medici che non dovrebbero uscire dai laboratori o dai trattati di medicina
Lo snobismo scolastico che consiste nel non usare in poesia che certe parole ben definite, nel privarla di altre, che siano tecniche, mediche, popolari, o dialettali, mi fa pensare al prestigio dei baciamano e delle vaschette lava dita. Non sono le vaschette lava dita a rendere le mani pulite né il baciamano crea la tenerezza
Non è la parola che fa la poesia, è la poesia che illustra la parola
Gli scrivani che fanno ricorso alle dita per sapere se tornano i conti dei piedi, non sono dei poeti: sono dei dattilografi
Oggigiorno il poeta deve appartenere ad una casta a un partito o al bel mondo
Il poeta che non si sottomette è un uomo mutilato
La poesia è un clamore e deve essere ascoltata come la musica. La poesia destinata ad essere soltanto letta e rinchiusa in veste tipografica non è ultimata.
Il sesso le viene dato dalla corda vocale così come al violino viene dato dall'archetto
Il riunirsi in mandrie è un segno dei tempi. Del nostro tempo
Gli uomini che pensano in circolo hanno le idee curve
Le società letterarie sono ancora la Società
Il pensiero messo in comune è un pensiero comune
Mozart è morto solo, accompagnato alla fossa comune da un cane e da dei fantasmi
Renoir aveva le dita rovinate dai reumatismi
Ravel aveva un tumore che gli risucchiò di colpo tutta la musica
Beethoven era sordo
Si dovette fare la questua per seppellire Bela Bartok

lunedì 14 maggio 2012

Clandestini come me

Con piacere condivido con voi il mio ultimo lavoro.
Dedicato a coloro che attraversando il mare talvolta non giungono su alcuna sponda.

Collezione privata


mercoledì 11 aprile 2012

giovedì 6 ottobre 2011

Percorsi tra le opere...

Uno sguardo tra le opere più significative di Geppo.

Un'occasione in più per avviarsi  - o ripercorrere - i sentieri,
talvolta tortuosi talvolta un po' onirici, del nostro Gipputo.

In questo mese autunnale
si propone La Valigia del Blues,
i cui toni ricordano il calore delle foglie 'arrugginite', riportano a luoghi lontani e una melodia di sottofondo quasi emerge oltre le forme...

Uno sguardo dentro di noi



Geppo dipinge, ovvio, è un pittore professionista, ma quello che non è altrettanto ovvio per un pittore è il fatto di servirsi della descrizione e del racconto per sviluppare e dare voce alla propria arte.
Sì, Geppo possiede una tecnica straordinaria, disegno, colore e rappresentazione teatrale, nelle sue opere non mancano di raggiungere la perfezione; c’è un’impressionante lucidità nei suoi lavori e al tempo stesso i “racconti” si muovono in atmosfere allucinate, si riempiono di situazioni e personaggi che sembrano arrivare da lontano, da un altro mondo, un mondo che siamo pronti a definire immaginario, un mondo che ci affrettiamo a disconoscere, ad allontanare da noi, un mondo che non può mancare di infastidirci.
Il palcoscenico è la vita, e questo ci colpisce, il racconto, però, non è quello a cui ci hanno abituato i mass media, non c’è finzione, niente è fatto per tranquillizzarci, e noi ci troviamo smarriti, avvolti in questi scenari nei quali, nostro malgrado non possiamo fare a meno di riconoscerci.
Moralismo? Geppo moralista? Niente di più fuori luogo; Geppo osserva e descrive, il suo punto di vista non è il pulpito, la rappresentazione della vita lo coinvolge, egli stesso è attore, spesso comparsa, là in un angolo o sullo sfondo eccolo presente, ecco la sua auto lungo i viali dell’amore a pagamento, eccolo coinvolto in un’osservazione degli altri e di se stesso.
Tutto è ora capovolto, è chiaro, quello che aveva dimensione allucinata è reale; i gesti e gli atteggiamenti che non ci piacciono sono reali, la vera recita nella quale ci impegniamo quotidianamente con il massimo zelo è quella che noi chiamiamo realtà, fatta di morale e perbenismo.
Quello che non vogliamo vedere spesso è in noi, i nostri gesti, il nostro muoverci nel quotidiano ne sono la conferma, la lente di ingrandimento altro non è se non l’impresa coraggiosa di guardare.
Resti di manufatti metallici scovati qua e là, spesso arrugginiti fanno da base a molti dipinti; la ruggine è espressiva, riporta alla dimensione del tempo, della lenta consunzione, della fragilità umana. In questa dimensione la capacità pittorica è magistrale, l’artista conosce alla perfezione ogni tecnica, lo studio che lo ha guidato è stato approfondito e non si ferma, Geppo non si accontenta degli obiettivi raggiunti, Geppo è alla costante continua ricerca artistica sia sotto il profilo tecnico che contenutistico.
I lavori che questo artista ci consente di ammirare rappresentano, al di là dei più o meno discutibili racconti, una sintesi perfetta tra tecnica e contenuto, una lettura ispirata alla vita, una perfetta dimostrazione dell’attualità e della forza espressiva che la pittura non smetterà mai di avere.

Enrico Rettagliata